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Rubrica

L’uso dello smartphone a lavoro

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Egregio avvocato,
ho deciso di scrivere alla rubrica per sottoporLe un quesito che mi ha coinvolto personalmente e per avere alcuni chiarimenti in merito anche per sapere come dovrei comportarmi.
Sono una giovane donna alle dipendenze di una azienda nella quale svolgo mansioni di segretariato. Circa un mese fa è avvenuto che il mio capo ha sorpreso la mia collega mentre si collegava su facebook con il suo telefonino.
Dopo una sfuriata tutto si è concluso con un semplice richiamo. Accade però che qualche giorno dopo un altro collega, un uomo questa volta, è stato sorpreso a parlare con la moglie..
Per farla breve, dopo questi due fatti, è stato affisso un cartello sui corridoi dell’azienda in cui è scritto chiaramente “È vietato il cellulare al lavoro” ed il mio capo ha assunto un comportamento molto duro. Le dico subito che ci siamo informati e che abbiamo saputo che non è previsto nessun divieto né all’interno del regolamento aziendale, né dal contratto collettivo nazionale.
Il problema è che il nostro capo è stato categorico ed addirittura pretende che , quando si lavora, non si può parlare con il cellulare personale e che dovremmo lasciarlo ben riposto in un cassetto. Ora capisco bene che le comunicazioni in azienda non avvengono con i telefonini privati dei dipendenti, ma con la telefonia fissa dell’azienda, ma perché mai dovrebbe essere addirittura vietato l’uso del cellulare al lavoro? Preciso che in entrambi i casi i miei colleghi stavano usando il proprio telefono mobile anche se non so bene se si servivano del servizio wi-fi internet della azienda.
Mi chiedo, il mio capo potrebbe davvero licenziarmi se mi sorprendesse al telefono mio o della azienda mentre faccio una telefonata privata?
Grazie per la sua risposta e complimenti per l’iniziativa di Gavel.
G. PG

Cara lettrice,
sono lieta abbia voluto sottoporre alla nostra attenzione la vicenda che la coinvolge.
Di certo l’uso della telefonia, soprattutto nel particolare momento storico che ci coinvolge caratterizzato dalla presenza assoluta di tale strumento per usi anche diversi dalla mera comunicazione, porta con sé dei profili di tutta rilevanza anche in relazione agli aspetti più squisitamente legali.
Inizio subito col precisarLe come il problema affrontato dalla giurisprudenza circa l’uso o meglio l’abuso del telefono nell’ambito del rapporto di lavoro subordinato e le soluzioni pratiche adottate nella rassegna giurisprudenziale, sia in realtà assolutamente in linea con le decisioni già rese in relazione a problematiche diverse:
l’indagine sostanziale compiuta in sede giudiziale riposa ancora una volta sulla effettiva riconducibilità della condotta del dipendente a comportamenti che abbiano una potenzialità lesiva, al nesso di causalità tra la lesione ed il danno per il datore di lavoro , in generale alla indagine circa la violazione degli obblighi connessi al rapporto di subordinazione. Vediamo perché.
La giurisprudenza ha precisato più volte che gli strumenti aziendali,e fra essi certamente il telefono, sono nella disponibilità del lavoratore per l’esecuzione della prestazione lavorativa.
In altre parole l’utilizzo indebito del telefono aziendale, così come accade per l’utilizzo indebito di qual si voglia altro strumento messo nella disponibilità del dipendente per fini connessi allo svolgimento della mansione, costituisce violazione dell’obbligo di fedeltà sancito dall’art. 2105 c.c.
Per farLe un esempio pratico, gli Ermellini ravvisano la giusta causa di licenziamento senza preavviso se con l’utilizzo del cellulare aziendale per fini propri, i relativi costi si riversano direttamente ed ingiustificatamente sugli oneri economici del datore di lavoro.
Certo si potrebbe obiettare che molto spesso non vi sono dei costi concreti da sostenere per il datore di lavoro, e ciò accade ad esempio per tutti i sistemi di tariffazione fissa che consentono anche in azienda chiamate senza limiti, e quindi nessun aumento di costi.
Proprio in relazione a tale circostanza, cosi come nel caso che la riguarda da vicino in cui l’uso contestato è quello del telefonino personale, la violazione dell’obbligo di fedeltà sancito dall’art. 2105 c.c. e quindi in sintesi la condotta del lavoratore sanzionabile viene il rilievo non tanto per i costi che l’azienda deve sopportare per l’uso dello strumento di telefonia, quanto piuttosto in relazione alla potenziale produttività del dipendente lesa dalla perdita di tempo dedicato all’uso del telefono per fini propri. Per rendere l’idea in forma semplificata Le dico che è’ chiaro che il dipendente non possa motu proprio e senza giustificato motivo e/o autorizzazione assentarsi per fini personali dal lavoro. Parimenti l’uso del telefono per scopi personali non può tradursi in una sorta di virtuale e momentanea astensione non giustificata dalle mansioni per cui si è stati assunti!
Tanto precisatoLe non voglio certo allarmare i nostri lettori atteso che non integra fattispecie sanzionabile una telefonata occasionale, una chiamata veloce, una verifica di eventuali messaggi o mail ricevuti, soprattutto se sporadica.
Per tale ragione per la giurisprudenza certamente è illegittimo il licenziamento disciplinare intimato con contestazione tardivamente formulata che si traduce in cumulo di singole infrazioni che contestate separatamente e tempestivamente non sono tali da integrare gli estremi della giusta causa.
Concludo quindi reiterando che l’uso normale e non spropositato del telefono non può e non deve indurre a timori di alcun genere: uno sguardo momentaneo allo schermo del suo smartphone, una telefonata urgente, un messaggio per seri e gravi motivi sono tutte circostanze inidonee a determinare un licenziamento.

Avv.Finocchiaro Mariarosaria

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