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Emanuele Artenio

Emanuele Artenio

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presentazione

Sono Emanuele Artenio, romano, classe 1979, vivo, lavoro e coltivo la mia passione per la fotografia nella mia città ed ogni qualvolta ho l’occasione di viaggiare, per piacere, ma anche quando la mia attività di ingegnere me lo impone. La macchina fotografica, dal 2012, è la mia compagna più fedele. Non ho seguito il classico corso base di fotografia, la passione mi è stata trasmessa dal mio migliore amico che mi ha anche spiegato i primi concetti fondamentali, che ho poi approfondito leggendo testi, vedendo una miriade di tutorial e soprattutto scattando, in qualunque occasione. I miei primi scatti “consapevoli”, come amo definirli io, risalgono ai miei primi viaggi intercontinentali, Cuba ed Indonesia, durante i quali ho scoperto la mia passione, oltre che per la natura ed i paesaggi, per le persone. Mi sono così appassionato alla street photography, al ritratto, meglio quello “rubato” che quello posato, ma soprattutto mi sono avvicinato al reportage, tanto da spingermi a frequentare un corso di un anno (il laboratorio di reportage presso il collettivo fotografico WSP) col fotoreporter Fausto Podavini, che ha cambiato profondamente il mio modo di fotografare, virando verso un taglio meno documentaristico e più evocativo/emozionale. Oggi proseguo il mio percorso di crescita fotografica, prevalentemente da autodidatta, continuando a studiare i grandi del passato, lavorando su diversi miei progetti di reportage e programmando sempre il prossimo viaggio, ovviamente insieme alla mia reflex. Per il futuro prossimo spero di frequentare la masterclass di reportage del WSP, per la quale ho inviato la candidatura, ma a prescindere se entrerò o meno nella classe, ho deciso di iniziare un nuovo progetto di reportage, questa volta incentrato sulla clown terapia. A tal proposito ho già preso contatti con diverse associazioni che operano su Roma, in campo ospedaliero, pediatrico e geriatrico, e più in generale in ambito sociale nell’assistenza a persone disagiate.

progetti reportage

Ardeino – Aprile 2017/oggi. Su youtube è possibile vedere il multimediale di presentazione al seguente indirizzo: https://youtu.be/CyIh4YPUe1s

L’Armata Brancaleone – 2018 – Reportage sulla Nazionale Italiana dei pazienti psichiatrici che, nel maggio 2018, ha vinto il mondiale di calcio a 5 svoltosi a Roma (In fase di realizzazione).

La mia Varanasi – Ottobre 2018 – Reportage sulla città santa di Varanasi in India.

Nak kataiya – Ottobre 2018 – Reportage sulla omonima manifestazione che si tiene nella città di Varanasi in India. Una sorta di street parade fuori da ogni schema, con una sfilata di elefanti, cammelli, bambini mascherati che, armati di spade vere, si lanciano tra la folla, spade di fuoco, carri allegorici ed una città intera in strada.

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Progetto Fotografico – Andreino

Emanuele Artenio

ANDREINO

Roma – Aprile/Ottobre 2017

La prima volta che ho visto Andrea è stato al circolo “Il Faro”, la mia seconda casa, la casa dei CCCP, dove giocano le nostre squadre di calcio a 5, dai piccoli amici alla C1.
Lui era a bordo campo, sulla sua carrozzina piena di adesivi e urlava a squarciagola, attaccato alla rete, incitando i nostri ragazzi e soprattutto Lele Bruno, il suo adorato cuginetto che quel giorno, senza saperlo, ha cambiato la vita di Andrea che, per tutti da allora, è diventato “Andreino”.
Perché Andreino? Forse perché tutti lo vedevamo piccolo, apparentemente indifeso, legato su quella sedia a rotelle, per evitare che i movimenti inconsulti della tetraparesi spastica lo facessero cadere. Ma le sue urla, le vene del collo gonfie, quelle dita serrate sulla rete lasciavano intravedere molto altro, una forza, uno spirito, una carica che ai miei occhi ed a quelli di coloro che gli stavano intorno, facevano quasi sparire quella carrozzina.
Oggi ripensando a quel giorno, mi viene in mente la canzone di De Gregori, la leva calcistica della classe ’68 ”Il ragazzo si farà….” e così è stato, oggi Andrea è maggiorenne, ha 19 anni, una intelligenza acuta, una grinta fuori dal normale, una voglia di vivere che stupisce; ancora De Gregori direbbe: “un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia” e ad Andrea, non manca niente di tutto ciò!
Allenatore di calcio a 5, giocatore di basket, appassionato di tatuaggi e filosofia, sempre in giro circondato da tanti amici ed amiche che gli vogliono bene, anche perché è quasi impossibile non volergliene. Per conferme in materia chiedere a mister Spalletti, che nel 2007 rimase letteralmente stregato dal sorriso di Andrea, dalla sua spontaneità e soprattutto dalla sua carica. Lo soprannominò, “il principino”, perché al centro sportivo di Trigoria, tutti al suo passaggio, gli spalancavano le porte. Si, ancora una volta quel “ino”, una sorta di barriera, di scudo, di cui Andrea oggi non ha più bisogno.
La battaglia quotidiana che la vita gli ha riservato non è un ostacolo, è una palestra, come la scuola, dove si batte per poter fare un percorso di studi “normale”, che gli permetta di diplomarsi prima e frequentare l’università poi, perché Andrea sa qual è la strada che vuole percorrere e guarda lontano.

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