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Progetto Fotografico – Andreino

ANDREINO

Roma – Aprile/Ottobre 2017

La prima volta che ho visto Andrea è stato al circolo “Il Faro”, la mia seconda casa, la casa dei CCCP, dove giocano le nostre squadre di calcio a 5, dai piccoli amici alla C1.
Lui era a bordo campo, sulla sua carrozzina piena di adesivi e urlava a squarciagola, attaccato alla rete, incitando i nostri ragazzi e soprattutto Lele Bruno, il suo adorato cuginetto che quel giorno, senza saperlo, ha cambiato la vita di Andrea che, per tutti da allora, è diventato “Andreino”.
Perché Andreino? Forse perché tutti lo vedevamo piccolo, apparentemente indifeso, legato su quella sedia a rotelle, per evitare che i movimenti inconsulti della tetraparesi spastica lo facessero cadere. Ma le sue urla, le vene del collo gonfie, quelle dita serrate sulla rete lasciavano intravedere molto altro, una forza, uno spirito, una carica che ai miei occhi ed a quelli di coloro che gli stavano intorno, facevano quasi sparire quella carrozzina.
Oggi ripensando a quel giorno, mi viene in mente la canzone di De Gregori, la leva calcistica della classe ’68 ”Il ragazzo si farà….” e così è stato, oggi Andrea è maggiorenne, ha 19 anni, una intelligenza acuta, una grinta fuori dal normale, una voglia di vivere che stupisce; ancora De Gregori direbbe: “un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia” e ad Andrea, non manca niente di tutto ciò!
Allenatore di calcio a 5, giocatore di basket, appassionato di tatuaggi e filosofia, sempre in giro circondato da tanti amici ed amiche che gli vogliono bene, anche perché è quasi impossibile non volergliene. Per conferme in materia chiedere a mister Spalletti, che nel 2007 rimase letteralmente stregato dal sorriso di Andrea, dalla sua spontaneità e soprattutto dalla sua carica. Lo soprannominò, “il principino”, perché al centro sportivo di Trigoria, tutti al suo passaggio, gli spalancavano le porte. Si, ancora una volta quel “ino”, una sorta di barriera, di scudo, di cui Andrea oggi non ha più bisogno.
La battaglia quotidiana che la vita gli ha riservato non è un ostacolo, è una palestra, come la scuola, dove si batte per poter fare un percorso di studi “normale”, che gli permetta di diplomarsi prima e frequentare l’università poi, perché Andrea sa qual è la strada che vuole percorrere e guarda lontano.

 

 

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