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– Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556/1557) e i suoi “Retratos” –

 

A cura di Manuela Moschin

L’estate scorsa il Museo del Prado di Madrid (Fig.2) ha reso omaggio alle opere dell’artista veneziano Lorenzo Lotto dedicandogli la prima mostra monografica intitolata “Retratos”. Un’importante retrospettiva per conoscere la sua carriera di grande ritrattista del periodo rinascimentale.
La mostra, che ho avuto il piacere di visitare personalmente, è stata curata dal direttore del museo del Prado Miguel Falomir e dal professor Enrico Maria Dal Pozzolo: trentotto dipinti, dieci disegni e articoli di vario genere sono stati sottoposti a una meticolosa analisi al fine di indagare le metodologie adottate dal pittore per eseguire i suoi capolavori.
Le opere sono pervenute da varie istituzioni, soprattutto da musei italiani: gli Uffizi, l’Accademia Carrara di Bergamo, Capodimonte, Palazzo Barberini, le Gallerie dell’Accademia di Venezia e dal Castello Sforzesco.
Si tratta di un’esposizione veramente ammaliante che, appena conclusasi a Madrid, è attualmente visitabile alla National Gallery di Londra fino al 10 febbraio 2019.
Lotto è uno degli artisti più importanti e rivoluzionari della storia dell’arte occidentale che infuse ai suoi dipinti un tocco straordinario. Il suo grande pregio è quello di aver apportato un’innovazione nel campo della ritrattistica riuscendo a percepire il carattere psicologico dei personaggi instaurando con loro un dialogo molto espressivo.
Bernard Berenson (1865-1959) (Fig.3) storico dell’arte lituano, naturalizzato statunitense, fu uno dei massimi esperti di arte rinascimentale che dedicò a Lorenzo Lotto il celebre volume “Lotto”, riscoprendo a distanza di secoli le raffinate qualità artistiche del pittore. A tal misura, lo studioso affermò nei suoi riguardi:”per capire bene il Cinquecento, conoscere il Lotto è importante quasi quanto conoscere Tiziano”. e ancora “…il Lotto si distingue fra i contemporanei per il suo interesse psicologico. Aggiungo ch’egli è intensamente soggettivo. Le due qualità non sono che aspetti diversi di una stessa cosa: psicologo essendo chi s’interessa alla personalità altrui e soggettivo chi è preso dalla propria psicologia. Nei ritratti, il Lotto è più spiccatamente psicologo; nella pittura sacra – il solo genere, salvo rarissime eccezioni, ch’egli affrontò oltre ai ritratti – è, non soltanto psicologo, ma anche soggettivo”.
Anche Peter Humfrey (Cipro, 1947), nel suo volume “La pittura a Venezia nel Rinascimento”, sottolineò la capacità dell’artista di saper:”combinare tratti individuali fortemente delineati con l’intensità espressiva a rendere Lotto, insieme a Tiziano, uno dei più grandi ritrattisti del Cinquecento”.
Il critico d’arte Giulio Carlo Argan (1909-1992) si espresse così nei confronti dell’artista: nel ritratto-dialogo, l’attitudine del pittore è quella di un confessore, dell’interlocutore che pone le domande, interpreta le risposte… e la bellezza che fa irradiare, come una luce interna, dalle sue figure, non è un bello naturale né, a rigore, un bello spirituale o morale, ma semplicemente un bello interiore tradito, più che rivelato, da uno sguardo, da un sorriso, dalla pallida trasparenza del volto o dallo stanco posare d’una mano.»
Rispetto agli artisti veneti, suoi contemporanei, la sua pittura fu caratterizzata da una resa più precisa e nitida nei particolari, infatti, secondo le fonti provenienti dal Vasari, il realismo presente nelle sue opere molto probabilmente deriva da Giovanni Bellini (1433-1516)  del quale fu suo allievo:”Avendo imitato un tempo la maniera de’ Bellini, s’appiccò poi a quella di Giorgione”.
Humfrey sostenne, invece, che per dipingere il paesaggio si rifece a Albrecht Dürer (1471-1528) “come rivela la vitalità nervosa e ispida della vegetazione”.
Lotto, successore di Antonello da Messina (1430-1479) e di Alvise Vivarini (1442/1453 – 1503/1505), si dedicò principalmente a realizzare opere di genere religioso tradizionale come pale d’altare e immagini di piccolo formato. Nella Sacra Conversazione di Lotto “Madonna con Bambino e Santi” (Fig.5) (1505)  compare una maniera nuova di riprodurre la pittura devozionale visibile  nell’atteggiamento dei santi che iniziarono a conversare tra loro.
La composizione nel suo insieme ricorda le opere di Giovanni Bellini o di Cima da Conegliano (1459/1460-1517/1518). Sullo sfondo, invece, appare un paesaggio di genere dureriano apparentemente staccato dal resto dello scenario dove si riconoscono due tagliaboschi in una foresta.
In questo articolo vi parlo di due opere che sono state esposte nella mostra del museo del Prado che mi hanno particolarmente affascinata: “Ritratto di giovane uomo” (Gallerie dell’Accademia di Venezia)  (Fig.1) e “Ritratto di coniugi” (Fig.6)  (Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo).

Lorenzo Lotto “Ritratto di giovane uomo” 1530 ca. olio su tela cm. 98×11 (Fig.1)

Il dipinto “Ritratto di giovane uomo” (Fig.1) è uno dei capolavori più noti e apprezzati di Lorenzo Lotto.
Dotato di eccellenti qualità pittoriche si contraddistingue per la ricchezza di simboli e per le svariate letture iconografiche. Sono state ipotizzate, infatti, diverse teorie relativamente ai significati intrinseci del dipinto. Osserveremo nei dettagli le interessanti e preziose analisi espresse dall’illustre professore Augusto Gentili, esperto di storia dell’arte veneziana/veneta del Quattrocento/Cinquecento, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente.
Si tratta di un’immagine che racconta una storia: Lotto ritrasse un individuo di circa venticinque anni  le cui generalità sono ignote; il suo viso pallido assume un’espressione assente e malinconica.
Il giovane è vestito con un abito scuro probabile allusione alla dignità che viene assegnata al nero come colore di sobria eleganza. Alle sue spalle, appese a una mensola, c’è un liuto e un corno da caccia. Sullo sfondo si intravede una cassa; l’uomo sta sfogliando un volume; sul tavolo c’è uno scialle su cui posa un ramarro verde. Inoltre, sparsi qua e là ci sono alcuni petali di rosa, poi un anello e alcune lettere.
Secondo Gentili il dipinto è stato per molto tempo incompreso, per una ragione comprensibile, ma non giustificabile: solitamente di fronte a un’opera di questo genere siamo abituati a credere che sia stata raffigurata una persona che sta leggendo un libro, ma se si presta attenzione nei dettagli si può notare che la stanza non ha le caratteristiche di uno studio e che il volume è un libro di conti di partita doppia. Lo si può intuire dalla sua dimensione molto grande e dalla rilegatura: se si paragona il libro ritratto nel dipinto di Lotto “Ritratto di Andrea Odoni” 1527 (Fig.3) si potrà notare che in questo caso il volume è rilegato.
Il professore, oltre a ciò, osserva che nel “Ritratto di giovane uomo” tra l’inizio delle pagine del volume e la custodia è stato inserito un altro quaderno più stretto di formato, si tratta della rubrica contenente l’indice di colui che esegue i conti per trovare la pagina.
E’ curioso poi rilevare la presenza di un rettile che all’interno della simbologia possiede molti significati: i rettili sono sinonimo di freddezza o frigidità in amore, la leggenda dice che le salamandre possono stare nel fuoco senza bruciare; questa particolarità potrebbe alludere a un rapporto amoroso fallito, così come appare anche nei petali di rosa appassiti. Il rettile che ha la caratteristica di cambiare pelle sottintende al fatto che nella vita del giovane c’è stato un cambiamento importante.
Per quanto riguarda le due lettere potrebbero essere state scritte dal giovane, non sono state aperte e probabilmente restituite al mittente. Tra i petali di rosa c’è un anello forse si tratta di un pegno reso al mittente assieme alla lettera aperta.
Sulla mensola vi sono alcuni strumenti appesi: un liuto che simboleggia la vita mondana e il corno da caccia che rappresenta il mutamento e lo svago.
Relativamente all’espressione del volto, Lorenzo Lotto non ha semplicemente plasmato un viso su una tela, ma ne ha colto il carattere psicologico evidenziando lo stato d’animo del giovane. Gentili ha supposto che l’effigiato sia figlio di un mercante che ha avuto una delusione amorosa. Secondo lo storico dell’arte Lionello Puppi (1931-2018) il personaggio rappresentato potrebbe essere Alessandro Citolini nato nel 1500; tuttavia la maggior parte degli studiosi lo identificano come un membro della famiglia Rover o Rovero di Treviso proprietaria del quadro fino al 1930.
Nei confronti dell’opera “Ritratto di giovane uomo” Berenson scrisse: “è un giovane delicato, e tutto in lui e intorno a lui spira delicatezza: il gesto con cui si appoggia al tavolo, la mano che sfoglia il grosso volume da cui ha alzato il viso meditabondo, gli sparsi petali di rose, perfino l’abbigliamento. Dietro alle sue spalle sono appesi alla parete un corno da caccia ed un liuto; di là da essi, attraverso la finestra, s’intravedono spiagge e mare e cielo”.

Lorenzo Lotto “Ritratto di coniugi” 1523-24 ca. Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo olio su tela cm. 96×116 (Fig.6)

Nei capolavori di Lorenzo Lotto ritroviamo molto spesso simboli occulti che il più delle volte sono difficili da decifrare. Nel caso di questo dipinto si osserva una coppia di sposi dove il gesto della mano della nobildonna appoggiata sulla spalla dell’amato ne evidenzia il loro affiatamento.
Attrae l’intenso sguardo dell’uomo che, vestito di scuro ad eccezione della camicia finemente bordata e plissettata, sta indicando uno scoiattolo e con la mano sinistra sostiene un cartiglio dove è scritto: “Homo Num Quam” (L’uomo mai).
Sulla didascalia, che accompagnava il dipinto nella mostra del museo Del Prado, venne spiegato il significato intrinseco della locuzione: il concetto rappresentato risiede in una dichiarazione dell’amato dove affermò che egli non smetterà di amare la sua sposa e non l’abbandonerà mai nelle situazioni di pericolo. Quest’ultimo è stato probabilmente raffigurato sullo sfondo a sinistra dove da una finestra si intravede un cielo tempestoso e un paesaggio illuminato da un sole pallido che, semicoperto da nubi, riflette la sua luce sugli alberi piegati dal vento.
La moglie indossa una cuffia detta capigliara e due collane, una di perle e l’altra dorata; regge tra le braccia un cagnolino come simbolo di fedeltà coniugale. Alle sue spalle si osserva una tenda verde che ricorda gli antichi letti a baldacchino. Sul tavolo una pregiata tovaglia turca riccamente decorata, crea nell’insieme della composizione un evidente contrasto di colori. Si nota che Lotto prestò particolare attenzione, non solo al disegno dei personaggi, ma anche ai piccoli dettagli di lusso che accompagnano il dipinto.
Nel disegno di Lotto “Studio per un ritratto” (Fig.7) possiamo osservare uno studio preparatorio realizzato su un foglio abbastanza grezzo che presenta pieghe e perdita di lucentezza. Le figure sono abbigliate come nel quadro senza ovviamente nessun dettaglio.
Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556-57) formatosi a Venezia, sviluppò nel tempo uno stile molto personale. Egli trascorse la prima parte della carriera a Treviso (1503-1506) presso la corte del vescovo Bernardo de’ Rossi da Parma (Fig.8) il quale gli commissionò diverse opere.
In seguito compì numerosi viaggi: nel 1506 fu invitato nelle Marche dove realizzò diverse opere;  successivamente fu chiamato a Roma da papa Giulio II per collaborare nella decorazione dei suoi appartamenti; poi a Perugia e a Firenze ebbe modo di vedere le opere del Perugino e di Raffaello. Di fondamentale importanza risulta essere il lungo soggiorno che fece a Bergamo, città che lo ospitò per tredici anni, dove tra le molte opere eseguì due pale d’altare la “Pala Martinengo” (1516)  e la “Pala di San Bernardino” (1521). Ad Ancona gli fu  richiesto di dipingere “L’Assunta” per la chiesa di San Francesco alle Scale. Nel 1554 si trasferì definitivamente a Loreto dove realizzò diverse opere nel Palazzo Apostolico, tra le quali eseguì la “Presentazione al tempio” (1555).
Morì a Loreto nel 1557.

 

Termino l’articolo con una frase di Bernard Berenson (1865-1959) (Fig.4) presente nell’introduzione della monografia “Lotto” che gli dedicò:

“Sono trascorsi ormai più di sessant’anni da quando cominciai ad innamorarmi di Lorenzo Lotto. Avevo visto ciò che di lui possiede la Galleria Nazionale di Londra; il piccolo San Girolamo del Louvre mi aveva incantato col suo paesaggio dirupato e boschivo; ammiravo i ritratti della Pinacoteca di Brera; ma fu a Bergamo che la sua arte mi conquistò. Ammaliato dalle pale d’altare, dagli affreschi, dagli intarsi dei quali aveva adornato la nobilissima città e i suoi dintorni, non mi stancavo di andarli a vedere e a rivedere: finché un giorno sentii che dovevo scrivere sul loro autore”. 

Grazie e arrivederci in arte

Manuela

 

 

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